Ottobre 25, 2026
Uno studio scientifico del 2025, Guo, Y., Tasnaina, N., & Siriphan, C. (2025). Construction of Accuracy Speed Agility and Quickness Training Program to Improve Fencing Performance in Young Fencers, analizza gli effetti di un programma di allenamento integrato su giovani schermidori. I risultati offrono indicazioni interessanti per ripensare il rapporto tra preparazione fisica e apprendimento tecnico.
Nella scherma moderna, la velocità rappresenta una qualità fondamentale, ma da sola non è sufficiente a determinare l’efficacia di un’azione.
Uno schermidore può possedere un’eccellente capacità di accelerazione, una notevole rapidità degli arti inferiori e tempi di reazione ridotti, senza riuscire necessariamente a trasformare queste caratteristiche in azioni tecniche efficaci.
La prestazione schermistica richiede infatti un’integrazione continua tra capacità neuromuscolari, controllo motorio, percezione della distanza, elaborazione delle informazioni e precisione esecutiva.
Un affondo molto rapido, ma impreciso, può risultare inefficace. Allo stesso modo, un cambio di direzione eseguito velocemente, ma senza un adeguato controllo posturale, può compromettere l’equilibrio e ritardare l’azione successiva.
Questo problema assume particolare importanza nella scherma giovanile, dove l’allenamento deve contemporaneamente sviluppare le qualità fisiche e consolidare gli schemi motori specifici della disciplina.
In questo contesto si inserisce il modello ASAQ (Accuracy, Speed, Agility, Quickness), analizzato nello studio di Guo, Tasnaina e Siriphan (2025), pubblicato sull’International Journal of Sociologies and Anthropologies Science Reviews.
La ricerca offre indicazioni interessanti su come integrare precisione tecnica, velocità degli spostamenti, cambi di direzione e rapidità di risposta all’interno di un programma di allenamento per giovani schermidori.
Il modello ASAQ rappresenta un’evoluzione del più conosciuto allenamento SAQ, tradizionalmente utilizzato nella preparazione atletica di numerosi sport.
La differenza principale consiste nell’introduzione esplicita della componente Accuracy, cioè la precisione dell’esecuzione.
Le quattro componenti del modello sono:
Nella scherma queste qualità sono strettamente interdipendenti.
Pensiamo a un attacco in affondo: l’atleta deve valutare la misura, individuare il momento opportuno, accelerare verso il bersaglio e completare l’azione mantenendo precisione e controllo dell’arma.
La semplice capacità di muoversi velocemente non garantisce il successo dell’azione.
Il principio fondamentale dell’ASAQ è quindi allenare la velocità senza separarla dalla qualità tecnica e dalla capacità di adattamento.
Va inoltre precisato che un cambio di direzione preprogrammato non equivale necessariamente all’agilità reattiva: quest’ultima comprende anche la percezione dello stimolo e la scelta della risposta motoria appropriata.
La ricerca di Guo e collaboratori ha coinvolto 62 giovani atleti della Guangzhou Fencing Team, suddivisi in due gruppi:
L’età media era di circa 13 anni, con una certa differenza tra i due gruppi.
Il programma sperimentale è durato otto settimane, con tre sedute settimanali di due ore ciascuna, integrando il lavoro ASAQ con l’allenamento schermistico tradizionale.
Gli autori hanno valutato diversi aspetti della prestazione, comprendenti la precisione dell’affondo, la velocità degli spostamenti, la rapidità nei cambi di direzione, l’esecuzione di sequenze di attacco e difesa e alcune capacità fisiche generali.
Le valutazioni tecniche sono state effettuate all’inizio, alla quarta, alla sesta e all’ottava settimana. I test fisici generali sono stati invece eseguiti prima e dopo l’intervento.
Questa impostazione ha permesso di osservare non soltanto le differenze finali tra i gruppi, ma anche l’andamento dell’apprendimento e del miglioramento tecnico durante il periodo di allenamento.
I risultati dello studio mostrano differenze statisticamente significative a favore del gruppo ASAQ in quattro importanti indicatori tecnici.
| Test | Gruppo ASAQ | Controllo | Significatività |
|---|---|---|---|
| Precisione dell’affondo (punteggio) | 21,06 | 17,55 | p < 0,001 |
| Spostamento schermistico 14 m (s) | 8,34 | 9,37 | p = 0,002 |
| Test attacco-difesa 2-4-2 (s) | 11,02 | 12,96 | p = 0,001 |
| Sequenza affondo-attacco-difesa (s) | 7,79 | 8,87 | p < 0,001 |
Valori medi al termine delle otto settimane. Nei test temporali, un valore inferiore indica una prestazione migliore.
Uno dei risultati più interessanti riguarda il test Lunge Thrust Attack, utilizzato per valutare la precisione dell’attacco in affondo.
Nel gruppo sperimentale il punteggio medio è passato da 16,19 a 21,06, con un miglioramento descrittivo di circa il 30%.
Al termine dello studio il gruppo ASAQ ha ottenuto un punteggio significativamente superiore rispetto al gruppo di controllo.
Questo risultato è particolarmente rilevante perché suggerisce la possibilità di migliorare la precisione tecnica anche attraverso un programma che comprende esercitazioni rapide e dinamiche.
Per un maestro di scherma, l’aspetto interessante non è semplicemente ottenere un gesto più veloce, ma mantenere o migliorare l’accuratezza del colpo mentre aumentano le richieste motorie.
Nel test di spostamento schermistico sui 14 metri, il tempo medio del gruppo ASAQ è passato da 9,56 a 8,34 secondi.
La riduzione è stata di circa il 12,8%.
Nella scherma gli spostamenti non consistono soltanto nell’accelerazione in avanti. L’atleta deve saper frenare, arretrare, invertire la direzione e ripartire senza compromettere la posizione di guardia.
L’efficienza degli spostamenti dipende quindi dall’interazione tra produzione di forza, coordinazione intermuscolare, controllo posturale e capacità di gestire le transizioni.
Il risultato dello studio è coerente con questa interpretazione: le esercitazioni che combinano accelerazione, decelerazione e tecnica schermistica possono rappresentare uno strumento utile per migliorare la rapidità degli spostamenti.
Risultati significativi sono emersi anche nei test 2-4-2 e nella sequenza combinata affondo-attacco-difesa.
Nel test 2-4-2 il tempo medio del gruppo sperimentale è diminuito da 14,11 a 11,02 secondi, mentre nella sequenza combinata è passato da 9,45 a 7,79 secondi.
Questi miglioramenti interessano un elemento fondamentale della prestazione schermistica: la capacità di collegare rapidamente più azioni motorie.
Durante un assalto, infatti, l’atleta raramente esegue un solo movimento isolato. Un attacco può essere seguito da un recupero, da una nuova accelerazione oppure da una transizione difensiva.
Allenare queste combinazioni permette di avvicinare il lavoro fisico alle reali esigenze coordinative della disciplina.
Naturalmente, eseguire rapidamente una sequenza conosciuta non significa automaticamente migliorare la capacità di scegliere la soluzione tattica corretta in assalto. La componente percettivo-decisionale deve essere allenata e valutata attraverso situazioni adeguatamente rappresentative.
Oltre ai test tecnici, i ricercatori hanno analizzato alcune capacità fisiche generali.
Tre risultati hanno mostrato differenze statisticamente significative a favore del gruppo ASAQ:
| Test | ASAQ | Controllo |
|---|---|---|
| Percorso con ostacoli 15 m | 4,38 s | 5,15 s |
| Salto della corda in 1 minuto | 161,03 ripetizioni | 140,10 |
| Salto in lungo da fermo | 2,22 m | 2,05 m |
Particolarmente interessante è il miglioramento nel percorso di 15 metri con ostacoli, coerente con lo sviluppo di accelerazione, coordinazione e capacità di modificare rapidamente lo spostamento.
Anche i risultati nel salto in lungo da fermo suggeriscono possibili benefici sulla capacità di esprimere forza rapidamente attraverso gli arti inferiori.
Non sono invece emerse differenze statisticamente significative tra i gruppi nel test Hexagon Agility, nella corsa sugli 800 metri e nel test di addominali eseguiti in un minuto.
Questa distinzione è importante.
Un programma di allenamento orientato alla velocità, alla coordinazione e alla precisione non produce necessariamente adattamenti superiori in tutte le componenti della condizione fisica.
L’assenza di significatività statistica, tuttavia, non dimostra che un determinato adattamento sia impossibile: indica soltanto che lo studio non ha fornito prove sufficienti di una differenza tra gruppi per quei test.
L’elemento più interessante della ricerca non è soltanto il miglioramento dei singoli test.
È la distribuzione dei risultati.
Gli effetti più convincenti emergono nelle prove che presentano maggiori somiglianze con le richieste neuromuscolari e coordinative della scherma: accelerazioni brevi, cambi di direzione, affondi e successioni rapide di attacco e difesa.
Al contrario, gli indicatori di capacità fisiche più generali mostrano risultati meno uniformi.
Questo richiama un principio fondamentale della metodologia dell’allenamento: gli adattamenti dipendono dalla natura degli stimoli proposti e dalla loro relazione con la prestazione da sviluppare.
Non significa che gli esercizi generali siano inutili.
Gli sprint lineari, i salti e il potenziamento muscolare mantengono un ruolo importante nella preparazione atletica.
Il problema nasce quando vengono considerati sufficienti, da soli, per migliorare una prestazione complessa come quella schermistica.
La capacità di accelerare rapidamente, per esempio, deve essere progressivamente integrata con la misura, la posizione di guardia, la scelta del momento e la precisione dell’azione.
Per interpretare correttamente l’allenamento ASAQ è utile considerare anche le caratteristiche fisiologiche della scherma.
Uno studio di Milia e collaboratori (2014), condotto su 15 schermidori esperti durante una simulazione di combattimento, ha evidenziato una caratteristica fondamentale della disciplina: la presenza di azioni brevi e intense all’interno di un impegno metabolico complessivo intermittente.
Durante la simulazione, il lattato ematico ha raggiunto un valore massimo medio di 6,9 ± 2,1 mmol/L, mentre il consumo di ossigeno e la frequenza cardiaca si sono mantenuti generalmente al di sotto delle soglie anaerobiche precedentemente determinate.
Questi risultati evidenziano la necessità di distinguere il carico metabolico complessivo dalle richieste energetiche delle singole azioni.
Dal punto di vista metodologico, ciò comporta una conseguenza importante.
Un allenamento destinato a migliorare la massima rapidità di esecuzione non dovrebbe trasformarsi automaticamente in un circuito finalizzato all’affaticamento.
Quando si allenano accelerazioni, cambi di direzione e precisione a elevata velocità, il recupero tra le ripetizioni deve permettere di mantenere una buona qualità esecutiva.
Se la fatica determina un progressivo rallentamento, un aumento degli errori o una perdita del controllo tecnico, lo stimolo può allontanarsi dall’obiettivo iniziale della seduta.
Questo non significa che la resistenza alla fatica debba essere trascurata.
Significa piuttosto riconoscere che lo sviluppo della massima qualità neuromuscolare e quello della capacità di ripetere azioni intense richiedono modalità di lavoro e criteri di controllo differenti.
Lo studio di Guo e collaboratori non pubblica il dettaglio completo delle esercitazioni utilizzate nelle 24 sedute sperimentali.
Non è quindi possibile riprodurre fedelmente il protocollo originale.
È tuttavia possibile ricavare dai risultati alcune indicazioni metodologiche e costruire una proposta applicativa coerente con le caratteristiche della scherma giovanile.
Le prime esercitazioni dovrebbero privilegiare il controllo posturale, la precisione del gesto e la corretta esecuzione degli spostamenti.
Accelerazioni brevi, arresti, ripartenze e affondi su bersagli fissi costituiscono una possibile base di partenza.
La velocità deve aumentare progressivamente, senza diventare il criterio esclusivo con cui giudicare la prestazione.
Una volta stabilizzata la tecnica di base, è possibile proporre compiti nei quali l’atleta debba colpire un bersaglio dopo uno spostamento rapido.
Si può iniziare con una distanza conosciuta e un bersaglio fisso, per poi introdurre variazioni della misura e della posizione del bersaglio.
In questo modo la precisione non viene allenata soltanto in condizioni statiche, ma all’interno di situazioni dinamiche.
Un passaggio metodologico fondamentale consiste nell’introdurre progressivamente stimoli esterni.
Inizialmente l’atleta esegue una sequenza conosciuta.
Successivamente deve scegliere tra due possibilità: avanzare o arretrare, attaccare o difendere, colpire un bersaglio oppure un altro.
Con il miglioramento della competenza è possibile aumentare il numero delle alternative e introdurre stimoli più simili a quelli presenti durante un assalto.
L’obiettivo non è soltanto abbreviare il tempo di risposta, ma migliorare l’appropriatezza della decisione e la qualità della sua esecuzione.
La fase più specifica prevede il passaggio da esercitazioni guidate a situazioni con un avversario cooperante e successivamente semi-oppositivo.
In questa fase velocità e precisione devono integrarsi con l’interpretazione delle informazioni provenienti dall’avversario.
È qui che il lavoro sulle qualità fisiche può essere collegato in modo più diretto agli obiettivi tecnico-tattici.
Una proposta operativa, distinta dal protocollo originale dello studio, può prevedere tre sedute settimanali con una progressione organizzata nel modo seguente.
| Periodo | Obiettivo prevalente |
|---|---|
| Settimane 1–2 | Controllo motorio, accelerazioni brevi, precisione e cambi di direzione preordinati |
| Settimane 3–4 | Incremento della velocità, precisione sotto vincolo temporale e prime risposte reattive |
| Settimane 5–6 | Scelte multiple, stimoli imprevedibili e maggiore specificità con l’arma |
| Settimana 7 | Integrazione con l’avversario, azioni ripetute e assalti condizionati |
| Settimana 8 | Riduzione del volume, mantenimento della rapidità e valutazione finale |
Questa progressione ha un significato metodologico preciso: passare gradualmente dalla corretta esecuzione del movimento alla sua utilizzazione efficace in condizioni di crescente incertezza.
Nei giovani schermidori il carico deve essere regolato anche in funzione dell’esperienza, delle capacità coordinative e dello sviluppo biologico.
Due atleti della stessa età cronologica possono infatti presentare livelli di maturazione e competenza motoria molto differenti.
Uno degli aspetti più importanti nella programmazione ASAQ riguarda il monitoraggio dell’esecuzione.
Aumentare continuamente il numero delle ripetizioni non garantisce un miglioramento della prestazione.
Può essere più utile controllare alcuni indicatori semplici: percentuale di colpi corretti, tempo di esecuzione, qualità tecnica e percezione dello sforzo.
Come criteri operativi da sperimentare e individualizzare, non validati direttamente dallo studio, si possono considerare:
Questi segnali possono indicare la necessità di aumentare il recupero, ridurre il numero delle ripetizioni o semplificare il compito.
È inoltre utile distinguere un errore tecnico da un errore decisionale.
Un atleta che sceglie la risposta sbagliata potrebbe non avere un problema di velocità o di condizione fisica: il compito potrebbe richiedere un’elaborazione delle informazioni ancora troppo complessa rispetto alle sue competenze.
Un programma ASAQ non sostituisce automaticamente l’allenamento della resistenza.
Nella scherma la capacità di recuperare tra azioni intense e di mantenere efficacia tecnica durante l’intero combattimento rappresenta una componente essenziale della prestazione.
Per valutare questa capacità è utile ricordare il lavoro di Weichenberger, Liu e Steinacker (2012), che hanno proposto il Fencing-specific Endurance Test (FET).
Si tratta di una prova incrementale che utilizza spostamenti schermistici avanti e indietro su una distanza di sette metri, con progressivo aumento della velocità.
Rispetto ai tradizionali test su tapis roulant e cicloergometro, il FET ha mostrato una relazione particolarmente elevata con la risposta della frequenza cardiaca durante i combattimenti.
Il suo interesse consiste nella maggiore specificità del movimento richiesto.
Per la preparazione dello schermidore è quindi opportuno distinguere tre obiettivi:
Queste componenti sono complementari, ma non devono essere confuse sul piano della programmazione.
Pur presentando risultati interessanti, la ricerca deve essere interpretata con prudenza.
Il campione comprendeva 62 giovani schermidori, un numero utile per una prima indagine applicativa ma insufficiente per trarre conclusioni definitive su tutti i sottogruppi di atleti.
Non sono state fornite informazioni dettagliate sullo stato maturativo biologico dei partecipanti, un elemento particolarmente importante nella fascia d’età considerata.
Non è stata inoltre documentata una randomizzazione rigorosa con adeguata protezione dell’assegnazione ai gruppi.
Un altro limite rilevante riguarda l’assenza di una descrizione completa degli esercizi, dei volumi, dei recuperi e della progressione del programma sperimentale.
Mancano inoltre informazioni sufficienti sull’aderenza al programma, sul carico interno e sugli eventuali eventi avversi.
Infine, gli autori non riportano direttamente grandezze dell’effetto e intervalli di confidenza per tutti i confronti.
Questi elementi impediscono di stabilire quale sia la dose ottimale di allenamento ASAQ o di considerare il programma universalmente valido.
I risultati sostengono l’utilità potenziale dell’approccio, ma non dimostrano che esso sia superiore in ogni condizione o per ogni categoria di schermidori.
La ricerca di Guo, Tasnaina e Siriphan offre un contributo interessante alla riflessione metodologica sull’allenamento della scherma giovanile.
Il risultato più significativo non è semplicemente la possibilità di migliorare la velocità o l’agilità.
È l’indicazione che un programma costruito integrando precisione, rapidità e controllo del movimento possa produrre benefici rilevanti in alcuni compiti schermistici specifici.
Questo orientamento invita a superare una separazione troppo rigida tra preparazione atletica e allenamento tecnico.
La preparazione fisica generale resta indispensabile per costruire le qualità neuromuscolari e condizionali necessarie alla prestazione. Tuttavia, queste qualità devono essere progressivamente trasferite in esercitazioni che rispettino le caratteristiche del movimento schermistico.
Per il maestro di scherma e il preparatore fisico diventa quindi essenziale collaborare nella progettazione del lavoro, definendo non soltanto quanto rapidamente l’atleta debba muoversi, ma anche con quale precisione, in risposta a quali informazioni e con quale qualità esecutiva.
La finalità dell’allenamento non è formare uno schermidore semplicemente più veloce, ma uno schermidore capace di utilizzare la propria velocità nel momento giusto, alla distanza corretta e con la precisione necessaria.
È questa integrazione tra capacità fisiche, competenza tecnica e adattamento situazionale che rende il modello ASAQ particolarmente interessante per la preparazione giovanile.
Guo, Y., Tasnaina, N., & Siriphan, C. (2025). Construction of Accuracy Speed Agility and Quickness Training Program to Improve Fencing Performance in Young Fencers. International Journal of Sociologies and Anthropologies Science Reviews, 5(2), 399–414. https://doi.org/10.60027/ijsasr.2025.5644
Milia, R., et al. (2014). Physiological responses and energy expenditure during competitive fencing. Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism, 39, 324–328. https://doi.org/10.1139/apnm-2013-0221
Weichenberger, M., Liu, Y., & Steinacker, J. M. (2012). A Test for Determining Endurance Capacity in Fencers. International Journal of Sports Medicine, 33, 48–52. https://doi.org/10.1055/s-0031-1284349
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